In occasione di Vecchi Libri in Piazza – Food & Wine, dedicato alla Gastronomia, presso lo stand di La Vita Felice/BookTime potrete trovare:

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  • Martha Washington, Il libro di cucina. Le ricette di casa Washington, 76 pp., 2014, testo inglese a fronte.
    Nel 1749, la diciassettenne Martha Dandridge sposò Daniel Parke Custis, un ricco proprietario terriero della Virginia meridionale. Il giorno delle nozze la novella sposa ricevette in dono due piccoli libri che appartenevano al patrimonio familiare da diverse generazioni: A Booke of CookeryA Booke of Sweetmeats.
    All’interno di questi due volumetti erano state trascritte decine di ricette raccolte nel corso degli anni dalle donne della famiglia Custis e che venivano ora offerte, come da tradizione, alla giovane Martha.
    Questi abili consigli vennero conservati con cura dalla signora Washington, diventando così sia una primordiale guida di cucina, sia una testimonianza del passato.
    Un libro di cucina che ci permetterà di rivivere le tradizioni e l’atmosfera dell’America coloniale.

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  • Lorenzo Stecchetti, La tavola e la cucina nei secoli XIV e XV, 88 pp., 2009.
    E’ un’opera insospettabilmente preziosa, questa di “Lorenzo Stecchetti” uno dei tanti pseudonimi usati dal critico letterario e poeta Olindo Guerrini, vissuto a cavallo degli ultimi due secoli (1845-1916). Preziosa non solo perché rappresenta la prima rigorosa indagine sull’arte culinaria italiana del tardo Medioevo (1300 e 1400), che basterebbe sol questo a farne un grande libro. Ma anche e soprattutto per lo sguardo curioso e attento del Guerrini sulle abitudini alimentari, le mode e le idiosincrasie di quel tempo; per la capacità ch’egli dimostra – da critico raffinato e ghiottone impenitente quale era -, di saper leggere e interpretare il “linguaggio della tavola” medievale. dalla prefazione di Ezio Santin

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  • Del vino e delle sue proprietà, a cura di Pino Di Branco, 68 pp. 2014.
    Un vero e proprio manualetto di tecnica enologica. Il titolo è Trattato sulla conservazione del vinoma sarebbe stato altrettanto appropriato intitolarlo Trattato sul vino dal momento che, sia pure in brevi e svelti paragrafi, quello che l’autore prende in esame è il vino nella sua interezza, dalla vendemmia al torchio, dal tino alla cantina, dalla bottiglia alla coppa, insomma dalla pianta alla degustazione. E se in tutto il testo non c’è traccia di conservanti chimici, non un’ombra di trattamenti con anticrittogamici, neanche il sospetto di aggiunte di solfitti o altri composti da laboratorio e se la sola adulterazione considerata è l’aggiunta fraudolenta di acqua, è solo perché questo è presumibilmente il primo trattato sul vino che abbia profittato della nuova tecnica tedesca della stampa a caratteri mobili, insomma il primo libro a stampa sul vino. Certo è solo che è comparso in Germania nel 1478, ma quanto poi al suo autore, non solo è ignoto ma neanche si sa da dove provenga, se sia italiano o tedesco o chissà che altro. La lingua è ovviamente il latino e probabili destinatari quei signori, molto signori che non disdegnavano di occuparsi personalmente delle proprietà agricole e dei loro frutti, seguendo l’antica tradizione risalente agli antichi Romani, da Catone a Plinio a Varrone. Ma, origini a parte, il trattato, anzi il trattatello come l’autore lo definisce, rappresenta un delizioso punto di osservazione della società europea tra Medioevo e Rinascimento, una società agricola e mercantile. Ci sono i diversi modi per preservare il vino, le prescrizioni su come effettuare le vendemmie e predisporre i recipienti, i diversi preparati a base di prodotti naturali, “il trionfo dell’ecologia!” ma anche le raccomandazioni su come costruire le cantine, su quando fare i travasi, su come procedere alla degustazione, mettendosi dalla parte del venditore che cercherà di ottundere il gusto dell’acquirente e da quella del compratore che cercherà di esaltarlo, una gag sempre ripetuta la cui origine è nata col vino stesso. Sgusciano, qui e là, osservazioni acute e divertenti, appoggiate magari a dotte citazioni dal greco antico. Enigma finale: come mai un libretto così, forse nato in Italia e certo alla sua pubblicazione un vero e proprio bestseller, debba avere aspettato, a quanto ci risulta, più di 500 anni per essere tradotto in italiano?

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  • Vino e poesia. Centocinquanta epigrammi greci sul vino, a cura di Simone Beta, 320 pp., 2006, testo greco a fronte.
    Lo stretto rapporto tra vino e poesia è un fil rouge che attraversa tutta la poesia greca. In 150 epigrammi, non esclusivamente simposiali, l’autore si propone di ripercorrere tale legame, a dimostrazione del fatto che il vino fosse un elemento di straordinaria importanza all’interno della società e della cultura greca.